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Scopri la Storia

Scopri l'origine delle Aquae Patavinae e la storia del paesaggio termale euganeo...

 

P1040790 p1040721 Punta di freccia in selce da Galzignano Terme Statuina femminile di bronzo dal Monte Rua HTN_restauro_03 v4_gen_07

Scheda sito


Deposito di età romana e complesso architettonico moderno sul Colle Montirone
Abano Terme, 50 a.C. – inizio del I secolo d.C. e XIX – XX secolo

Poco distante dal Colle Montirone fu scoperto un deposito composto di centinaia di vasi di ceramica (bicchieri a pareti sottili, “rhytà” modellati a testa di animale e altro) tutti databili tra la seconda metà de I secolo a.C. e il I secolo d.C. Si tratta probabilmente del magazzino di un “emporium” connesso alle vicine fonti termali.


Storia degli Studi

I materiali antichi affiorarono nel 1951 durante i lavori edili di costruzione dell’Hotel Due Torri – Morosini ad Abano Terme.


Descrizione

Età romana

Nell’area del Montirone si rinvenne un deposito di numerosi e raffinatissimi vasi di ceramica, comprendente tra il resto circa un centinaio di bicchieri a impasto grigio o arancio, pareti sottili e firmati dai vasai Aco, “Acastus”, “Norbanus”, “Diophanes” e “Clemens”, e dodici “rhytà” invetriati.
In un primo tempo il deposito venne interpretato come stipe votiva, ma oggi si ritiene che si tratti del magazzino di un “emporium”, una sorta di negozio dove i devoti potevano procurarsi il materiale per espletare riti sacri presso le vicine sorgenti termali, come libagioni, offerte su un altare, bibita dell’acqua salutifera mediante il “rhytòn”, raccolta e asporto del liquido dalle proprietà benefiche da consumarsi anche fuori dall’area termale. Dalla stessa zona proviene anche una piccola statua di bronzo raffigurante Mercurio con il tipico sacchetto per il denaro (“marsupium”), forse un riferimento all’uso anche “commerciale” dell’acqua termale.

Età medioevale e moderna

Oggi sul Colle Montirone si trovano dei giardini pubblici: passeggiando per prati e vialetti non è infrequente imbattersi in affioramenti di nuda roccia, testimonianza dell’origine vulcanica del Colle. L’accesso principale è scandito da un colonnato ispirato all’antico ordine corinzio e costruito all’inizio del XX secolo; presso l’ingresso principale si trova una scultura che rappresenta una colonna dorica sormontata da una coppa avvolta tra le spire di un serpente, opera del 1825 di Giuseppe Jappelli per celebrare la venuta dell’Imperatore Francesco I d’Austria. All’epoca e fino a pochi decenni fa sul Colle sgorgavano ancora polle d’acqua termale attorno agli 80° C.
Ai lati dell’ingresso principale dei giardini si trovano la Pinacoteca Civica al Montirone, con opere dei secoli XV – XX, e la Galleria d’Arte Contemporanea.

 

Cronologia

Deposito di ceramica: 50 a.C. – inizio del I secolo d.C.
Complesso architettonico: XIX – XX secolo

 

Contesto geografico ed urbanistico

I materiali provengono dall’area nota come Montirone, pianeggiante e posta ad est del Colle Monteortone e a nord-est del Colle di San Daniele.

 

Bibliografia

Bronzi antichi del Museo Archeologico di Padova , a cura di G. Zampieri, B. Lavarone, Roma 2001.
Capuis L., Abano e la zona termale euganea in epoca preromana, in Per una storia di Abano Terme, I. Dall’età preromana al Medioevo, Abano Terme 1983, pp. 11-45.
Lavizzari Pedrazzini M.P., Il deposito del Montirone (Abano), in Quaderni di Archeologia del Veneto XI, 1995, pp. 109-166.
Lazzaro L., Fons Aponi. Abano e Montegrotto nell’antichità, Abano (PD) 1981.
Lazzaro L., Le terme d’Abano nell’antichità, in Per una storia di Abano Terme. Parte Prima. Dall’età preromana al Medioevo, a cura di B. Francisci, Abano 1983, pp. 47-105.
Verdi A., Note storiche sulle sorgenti del Montirone, in Pinacoteca Civica del Montirone, Abano Terme 1997, pp. 54-80.

 
 

Accesso al sito
Libero; i resti del deposito di età romana non sono visibili.

Archivio Materiali

Provenienza: deposito del Montirone
Cronologia: ultimi decenni del I secolo a.C.


Descrizione
Vaso di ceramica invetriata, ovvero rivestita di una pellicola trasparente come il vetro, integro (19 x 9,5 cm); sulla superficie esterna, sotto l’imboccatura del vaso è raffigurato un volto di Gorgone, sul corpo è raffigurata tre volte la stessa coppia di figure: una femminile di spalle, seminuda, con in mano un grosso grappolo d’uva, una maschile coperta da una veste panneggiata. Si tratta probabilmente di una menade e del dio cui essa era devota, ovvero Dioniso. Una corona d’alloro con bacche separa il corpo dalla parte terminale del vaso, modellata a testa di antilope, dalla cui bocca esce il beccuccio per bere. La decorazione è ottenuta a stampo, ovvero versando l’impasto argilloso in un matrice opportunamente modellata prima della cottura.

Funzione
I vasi modellati a raffigurare protomi animali hanno origini antichissime: dalla Persia, dove venivano tradizionalmente usati, furono adottati in Grecia ancora nel V secolo a.C. e da qui si inserirono nella cultura italica. Il nome greco con il quale sono noti, “rhytà” (leggi: rità, plurale di “rhyton” = riton), ne indica anche la funzione legata all’ambito rituale. Nel contesto termale, i rhytà servivano probabilmente per bere l’acqua termale a scopo terapeutico.


Luogo di Conservazione: Museo Nazionale Atestino – Este (I.G. 6339)
Provenienza: deposito del Montirone
Cronologia: ultimi decenni del I secolo a.C.


Descrizione
Vaso di ceramica invetriata (10 x 12 cm), ovvero rivestita di una pellicola trasparente come il vetro, quasi integro; sul corpo del vaso rimangono solo parte di una foglia d’acanto e di una bacca, ma la parte terminale è modellata a testa di cavallo, forse rappresentato al galoppo, con una ricca bardatura sul collo. La decorazione è ottenuta a stampo, ovvero versando l’impasto argilloso in un matrice opportunamente modellata prima della cottura.

Funzione
I vasi modellati a raffigurare protomi animali hanno origini antichissime: dalla Persia, dove venivano tradizionalmente usati, furono adottati in Grecia ancora nel V secolo a.C. e da qui si inserirono nella cultura italica. Il nome greco con il quale sono noti, “rhytà” (leggi: rità, plurale di “rhyton” = riton), ne indica anche la funzione legata all’ambito rituale. Nel contesto termale, i rhytà servivano probabilmente per bere l’acqua termale a scopo terapeutico.


Luogo di Conservazione: Museo Nazionale Atestino – Este (I.G. 6344)
Provenienza: deposito del Montirone
Cronologia: ultimi decenni del I secolo a.C.


Descrizione
Bicchiere di ceramica, integro (13,2 x 7,7 x 4,4 cm); il caratteristico spessore delle pareti vale all’oggetto la denominazione di bicchiere “a pareti sottili”. Sulla superficie esterna, sotto un giro di boccioli, si alternano un motivo a tralci uscenti da cespi d’acanto con diversi tipi di fiori e un altro a foglie di felce su palmetta sormontata da un amorino o un uccello. Sul bicchiere si legge la firma, pur frammentaria, del vasaio “[C. Aco] Diophanes”, che lavorava all’officina di Aco.

Funzione
Il vasellame a pareti sottili, di cui facevano parte i bicchieri come questo, ma anche altre forme potorie come tazze e coppe, costituiva una parte dei servizi da mensa più raffinati diffusi in tutto il mondo romano soprattutto nella seconda metà del I secolo a.C. La presenza della firma dei vasai, come in questo esemplare, permette di riconoscere l’officina di provenienza e il periodo di produzione.


Luogo di Conservazione: Museo Nazionale Atestino – Este (I.G. 6551)