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Scopri la Storia

Scopri l'origine delle Aquae Patavinae e la storia del paesaggio termale euganeo...

 

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Scheda sito


Villaggi nei fondi Terralunga e Fosson
Galzignano Terme, IV – III millennio a.C. (tardo Neolitico – età del Rame) e XIV – XII secolo a.C. (età del Bronzo Recente)

Nel 1908, scavi condotti nella valle tra Galzignano e il Monte delle Valli portarono alla luce i resti di due abitati ben distinti per cronologia.
ll Fondo Terralunga, sulla base dei pochi reperti noti – perlopiù armi in selce – sembra aver ospitato un abitato databile tra la fine del Neolitico e l’età del Rame (IV – III millennio a. C.).
I materiali rinvenuti nel vicino fondo Fosson, invece, si datano genericamente nell’ambito dell’età del Bronzo Medio-Recente. La presenza di un’ansa “a cilindro-retto”, senza poter far escludere una frequentazione risalente all’età del Bronzo Medio, indica però come sicura una fase abitativa di XIV – XII secolo a. C. (età del Bronzo Recente).
Nel corso degli scavi non vennero riconosciute strutture.


Storia degli Studi

Degli scavi esiste una breve relazione del 1909.


Descrizione

Preistoria e Protostoria

Il fondo Terralunga risulta interessato da un abitato genericamente attribuibile ad un periodo compreso tra il IV e il III millennio a.C. (tardo Neolitico – età del Rame).
I materiali rinvenuti nel vicino fondo Fosson, invece, si datano genericamente a XVIII – XII secolo a.C. (età del Bronzo Medio-Recente.) La presenza di anse “a cilindro-retto”, senza poter far escludere una prima frequentazione risalente all’età del Bronzo Medio, indica però come sicura una fase insediativa di XIV – XII secolo a. C. (Bronzo Recente).
Nel corso degli scavi non vennero riconosciute strutture.

 

Cronologia

Villaggio presso il fondo Terralunga: IV – III millennio a.C. (tardo Neolitico – età del Rame)
Villlaggio presso il fondo Fosson: XIV – XII secolo a.C. (età del Bronzo Recente), con possibili presenze più antiche (Bronzo Medio, XVII – XIV secolo a. C.)

 

Contesto geografico ed urbanistico

I due villaggi avevano sede nella bassa pianura compresa tra l’attuale Galzignano e le pendici del Monte delle Valli.

 

Bibliografia

Pellegrini G., Galzignano, Regione X, in Notizie degli Scavi di Antichità, 1908, pp. 190, tav. 1.

 
 

Accesso al sito
Non visitabile.

Archivio Materiali

Provenienza: Galzignano, Fondo Fosson
Cronologia: età del Bronzo Recente (XIV – XII secolo a. C.)


Descrizione
Manico di vaso (in termini tecnici “ansa”) dotato della caratteristica terminazione definita “cilindro-retta” (appendice cilindrica appiattita superiormente). Tale terminazione (fossile-guida dell’età del Bronzo Recente) aveva funzione principalmente decorativa, ma poteva anche migliorare la presa del vaso fornendo un appoggio stabile al pollice.

Funzione
Manico di vaso di uso domestico


Luogo di Conservazione: Museo Nazionale Atestino – Este
Provenienza: Galzignano, Fondo Terralunga
Cronologia: Neolitico – età del Rame


Descrizione
Strumento in selce, prodotto partendo da una grossa scheggia, sommariamente lavorato soprattutto lungo i margini.

Funzione
Utilizzo incerto. Questo genere di strumenti poteva infatti servire per numerose attività, anche di tipo artigianale.


Luogo di Conservazione: Museo Nazionale Atestino – Este
Provenienza: Galzignano, Fondo Terralunga
Cronologia: tardo Neolitico – età del Rame (IV – III millennio a. C.)


Descrizione
Punta di freccia in selce. Appartiene al genere caratterizzato dalla presenza del peduncolo, la teminazione allungata, posta alla base della punta, che serviva per fissarla all’asticciola in legno. L’esemplare di Galzignano presenta una caratteristica abbastanza rara per questo genere di armi, solitamente lavorate con gran cura su tutta la superficie, “scolpita” mediante numerosi piccoli stacchi fino ad ottenere la forma desiderata (si veda ad esempio l’esemplare dall’area archeologica di via Neroniana); in questo caso la superficie della freccia si presenta invece perfettamente liscia, mentre la rifinitura si limita al peduncolo (con l’obiettivo di renderlo più scabro perché aderisse meglio al legno dell’asticciola) e ai margini della lama (resi seghettati per facilitare la penetrazione della freccia nel bersaglio).

Funzione
Punta di freccia. Le frecce venivano costruite utilizzando molti materiali diversi. La pietra – o in alternativa l’osso – era riservata alla vera e propria arma, la punta che doveva conficcarsi nel bersaglio; l’asta su cui fissare la punta era in legno – di solito parti di piante elastiche e resistenti come il viburno -, mentre all’altezza della scocca (l’estremità opposta alla punta) venivano apposte piume d’uccello che garantivano stabilità al volo della freccia. Per fissare tra loro le varie parti si faceva ampio uso di legacci e mastici, di origine sia animale che vegetale.


Luogo di Conservazione: Museo Nazionale Atestino – Este