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The History

Discover the origin of the ‘Aquae Patavinae’ and the history of the Euganean thermal area...

 

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Epigraphic sources

Dall’area delle Terme Euganee, celebrata dalle fonti letterarie e ricca di testimonianze archeologiche anche di pregio, ci si potrebbe attendere un corpus di iscrizioni ricco ed articolato. I dati finora noti, invece, deludono l’aspettativa poiché il numero di epigrafi scoperte è piuttosto limitato e solo in parte la ragione di questa scarsità sembra imputabile alla natura occasionale dei rinvenimenti.
Uno sguardo meno superficiale, tuttavia, permette comunque di trarre indicazioni preziose su tutti coloro che frequentavano l’area per ragioni cultuali e curative. Apono è certo la divinità alla quale si rivolgono le dediche più frequenti, ma non mancano le attestazioni di altri culti già noti anche nel centro di Padova, da cui l’area termale dipendeva sul piano amministrativo. Non erano solo i Patavini, comunque, a frequentare le terme, come indica la presenza di dediche lasciate da personaggi originari delle città vicine, fra cui soprattutto Este. Interessante poi è il fatto che tutti i ceti sociali siano attestati, poiché lasciano testimonianza di sé e della propria fede non solo uomini importanti che rivestono cariche pubbliche e magistrature, ma anche semplici cittadini liberi e perfino schiavi dalle svariate professioni e attività: un vero spaccato della vita quotidiana antica che ancora oggi si presenta, in forma spontanea e diretta, al lettore moderno.

Confinaria
Cippo di Galzignano141 a.C.


Cippo tronco-conico in trachite (m 3,80×0,60-0,30)
L(ucius) Caicilius Q(uinti) f(ilius) pro co(n)s(ule) terminos / finisque iuset statui ex senati / consolto inter Patavinos Atestinosque
Lucio Cecilio, figlio di Quinto, in qualità di proconsole ordinò per decisione del senato che si stabilissero i confini fra gli abitanti di Padova ed Este
Luogo e dati di rinvenimento: Galzignano Terme, fondo di proprietà del conte Luigi Donà Dalle Rose, 1922
Luogo di Conservazione: Museo Nazionale Atestino – Este


Queste iscrizioni rappresentano un chiaro riflesso della temperie storica che le città venete vivono nel II secolo a.C., quando devono confrontarsi con la graduale affermazione, pacifica ma inesorabile, del predominio romano. Attraverso una fitta rete di accordi diplomatici e relazioni clientelari fra gli esponenti più in vista del ceto senatorio e le singole comunità cisalpine, l’ingerenza dello Stato romano nella pianura padana può agire in maniera sempre più scoperta. Sono, anzi, proprio le città cisalpine ad assumere talora l’iniziativa e rivolgersi a Roma come soggetto politico in grado di risolvere autorevolmente le contese locali. Le epigrafi qui trascritte costituiscono appunto l’esito di un arbitrato di cui il senato romano deve farsi carico, nella persona del proconsole Lucio Cecilio Metello Calvo, nel sanare una controversia nata fra le comunità di Padova ed Este per ragioni di confine: è infatti in discussione l’appartenenza territoriale all’una o all’altra città della zona termale euganea e delle sue particolarissime risorse. Verosimilmente nel 141 a.C., dunque, il magistrato romano procede alla definizione dei confini fra le due comunità, ordinando la collocazione di appositi cippi che li rendano evidenti e duraturi sul terreno. Uno studio accurato, condotto sui caratteri paleografici delle iscrizioni, ha inoltre suggerito che i testi A del cippo di Teolo e dell’epigrafe del Monte Venda appartengano proprio alla prima redazione dei documenti, ordinata direttamente dal proconsole Lucio Cecilio. I testi B, invece, insieme al cippo di Galzignano, testimonierebbero piuttosto una riscrittura operata non oltre l’inizio del I secolo a.C., periodo in cui le comunità venete, superate le difficoltà connesse all’invasione cimbrica, tornano a confrontarsi per ragioni di confine, restaurando così i documenti legati al precedente arbitrato.


Bibliografia: CIL, I2, 2501 = ILLRP, 476 add.
Cippo di Teolo141 a.C.


Cippo in pietra (m 0,82×0,68-0,55)
Testo A: [L(ucius) Caicilius Q(uinti) f(ilius) / pro co(n)s(ule) terminos / finisque ex] / senati [c]o[nso]lto sta[tui] / iusit [inter / Patavinos Atestinosque].
– – –
Testo B: L(ucius) Caicilius Q(uinti) f(ilius) / pro co(n)s(ule) / terminos / finisque ex / senati consolto / statui iusit inter / Patavinos / et Atestinos.

Traduzione A: Lucio Cecilio, figlio di Quinto, in qualità di proconsole ordinò per decisione del senato che si stabilissero i confini fra gli abitanti di Padova ed Este.
– – –
Traduzione B: Lucio Cecilio, figlio di Quinto, in qualità di proconsole ordinò per decisione del senato che si stabilissero i confini fra gli abitanti di Padova ed Este.

Luogo e dati di rinvenimento: Teolo, 1837
Luogo di Conservazione: Musei Civici agli Eremitani – Padova


Queste iscrizioni rappresentano un chiaro riflesso della temperie storica che le città venete vivono nel II secolo a.C., quando devono confrontarsi con la graduale affermazione, pacifica ma inesorabile, del predominio romano. Attraverso una fitta rete di accordi diplomatici e relazioni clientelari fra gli esponenti più in vista del ceto senatorio e le singole comunità cisalpine, l’ingerenza dello Stato romano nella pianura padana può agire in maniera sempre più scoperta. Sono, anzi, proprio le città cisalpine ad assumere talora l’iniziativa e rivolgersi a Roma come soggetto politico in grado di risolvere autorevolmente le contese locali. Le epigrafi qui trascritte costituiscono appunto l’esito di un arbitrato di cui il senato ro mano deve farsi carico, nella persona del proconsole Lucio Cecilio Metello Calvo, nel sanare una controversia nata fra le comunità di Padova ed Este per ragioni di confine: è infatti in discussione l’appartenenza territoriale all’una o all’altra città della zona termale euganea e delle sue particolarissime risorse. Verosimilmente nel 141 a.C., dunque, il magistrato romano procede alla definizione dei confini fra le due comunità, ordinando la collocazione di appositi cippi che li rendano evidenti e duraturi sul terreno. Uno studio accurato, condotto sui caratteri paleografici delle iscrizioni, ha inoltre suggerito che i testi A del cippo di Teolo e dell’epigrafe del Monte Venda appartengano proprio alla prima redazione dei documenti, ordinata direttamente dal proconsole Lucio Cecilio. I testi B, invece, insieme al cippo di Galzignano, testimonierebbero piuttosto una riscrittura operata non oltre l’inizio del I secolo a.C., periodo in cui le comunità venete, superate le difficoltà connesse all’invasione cimbrica, tornano a confrontarsi per ragioni di confine, restaurando così i documenti legati al precedente arbitrato.


Bibliografia: CIL, I2, 634 = CIL, V, 2492 = ILS, 5944 = ILLRP, 476
Iscrizione rupestre del monte Venda141 a.C.


Il testo fu inciso direttamente nella pietra del monte Venda
Testo A: [L(ucius) Caeicili]us Q(uinti) f(ilius) pro co(n)s(ule) / terminos finisque ex / senati consulto statui / iousit inter Atestinos / et Patavinos.
– – –
Testo B: L(ucius) Caeicilius Q(uinti) f(ilius) pr/o co(n)s(ule) [[ex]] terminos / finisque ex senati / consulto statui iusit / inter Atestinos / Patavinosque.

Traduzione A: Lucio Cecilio, figlio di Quinto, in qualità di proconsole ordinò per decisione del senato che si stabilissero i confini fra gli abitanti di Padova ed Este.
– – –
Traduzione B: Lucio Cecilio, figlio di Quinto, in qualità di proconsole ordinò per decisione del senato che si stabilissero i confini fra gli abitanti di Padova ed Este.

Luogo e dati di rinvenimento: Monte Venda, già nota nel ‘600 (perché descritta da Sertorio Orsato), la roccia fu tagliata da Isidoro Alessi nel 1762
Luogo di Conservazione: Museo Nazionale Atestino – Este


Queste iscrizioni rappresentano un chiaro riflesso della temperie storica che le città venete vivono nel II secolo a.C., quando devono confrontarsi con la graduale affermazione, pacifica ma inesorabile, del predominio romano. Attraverso una fitta rete di accordi diplomatici e relazioni clientelari fra gli esponenti più in vista del ceto senatorio e le singole comunità cisalpine, l’ingerenza dello Stato romano nella pianura padana può agire in maniera sempre più scoperta. Sono, anzi, proprio le città cisalpine ad assumere talora l’iniziativa e rivolgersi a Roma come soggetto politico in grado di risolvere autorevolmente le contese locali. Le epigrafi qui trascritte costituiscono appunto l’esito di un arbitrato di cui il senato romano deve farsi carico, nella persona del proconsole Lucio Cecilio Metello Calvo, nel sanare una controversia nata fra le comunità di Padova ed Este per ragioni di confine: è infatti in discussione l’appartenenza territoriale all’una o all’altra città della zona termale euganea e delle sue particolarissime risorse. Verosimilmente nel 141 a.C., dunque, il magistrato romano procede alla definizione dei confini fra le due comunità, ordinando la collocazione di appositi cippi che li rendano evidenti e duraturi sul terreno. Uno studio accurato, condotto sui caratteri paleografici delle iscrizioni, ha inoltre suggerito che i testi A del cippo di Teolo e dell’epigrafe del Monte Venda appartengano proprio alla prima redazione dei documenti, ordinata direttamente dal proconsole Lucio Cecilio. I testi B, invece, insieme al cippo di Galzignano, testimonierebbero piuttosto una riscrittura operata non oltre l’inizio del I secolo a.C., periodo in cui le comunità venete, superate le difficoltà connesse all’invasione cimbrica, tornano a confrontarsi per ragioni di confine, restaurando così i documenti legati al precedente arbitrato.


Bibliografia: CIL, I2, 633 = CIL, V, 2491 = ILS, 5944a = ILLRP, 476 add.
Funeraria
Funerary altarend 1st century B.C. – beginning 1st century A.D.


Altar in dark trachyte of the Euganean hills, molded in a summary manner (m. 0,92×0,5×0,46). The inscription is on two sides of the monument.
Side A: Semproniae / Tryphenae. / D(is) M(anibus).
– – –
Side B: D(is) M(anibus). / Sempro(niae) / Tryp(h)en(ae).

Side A: Property of Sempronia Tryphena. For the Manes

Side B: For the Manes. Property of Sempronia Tryphena.

Luogo e dati di rinvenimento: Found walled into the parapet of a bridge (now buried) along Appia-Monterosso street, near the square of San Lorenzo, XVIII century.
Luogo di Conservazione: Musei Civici agli Eremitani – Padua


The funerary altar, dedicated to the Manes gods, belongs to the burial of a freedwoman, as the name of Greek origin indicates. It is unusual that the same inscription is repeated twice on two sides of the altar, albeit with differences in order of terms and abbreviations.
According to paleographic criteria the inscription should be dated at the beginning of the 1st century A.D., or even earlier at the end of the 1st century B.C.


Bibliografia: CIL, V, 3035
Funerary cippusRoman age


Stone funerary cippus
Locus sep(ulturae), / in fr(onte) p(edes) XXX, / re(tro) p(edes) XX
Burial ground. Across the front 30 feet, back from the road 20 feet.
Luogo e dati di rinvenimento: Once walled in the San Lorenzo cathedral in Abano Terme, now lost.
Luogo di Conservazione: Lost


The formula engraved at the beginning of the inscription is quite common and indicates a sacred place for the burial of one or more people; the indication of the size, which is quite remarkable (about 9×6 m), suggests the existence of a fence of some entity.


Bibliografia: CIL, V, 3094
Sepulchral AltarRoman age


Stone sepulchral altar (m 1,2×0,48×0,50).
Text (front): Dis Penatibus
– – –
Text (back): Catia C(ai) f(ilia) Prim(a) / sibi et / Q(uinto) Sicinio M(anii) f(ilio), / viro suo, / v(iva) f(ecit). / In front(e) p(edes) XX /, retro p(edes) XX. / H(ic) l(ocus) et m(onumentum) h(eredes) n(on) s(equentur)

Translation (front): For the Penates.
– – –
Translation (back): Catia Prima, Gaius’s daughter, built the monument when she was still alive for herself and for her husband Quintus Sicinius, Manius’s son. Across the front 20 feet, back from the road 20 feet. This place and monument are not part of the inheritance.

Luogo e dati di rinvenimento: Abano Terme, unknown
Luogo di Conservazione: Musei Civici agli Eremitani – Padua


The altar was probably first dedicated to the Household Gods (Penates) and only later reused as funerary altar. The inscription was commissioned by a woman for herself and for her husband; the fact that it mentions the area occupied by the tomb and the legal formula that excludes the monument from the axis of inheritance makes it very interesting.


Bibliografia: CIL, V, 2802 (front text); 2923 (back text)
SlabRoman age


slab in local stone (m. 0,11×0,16×0,02).
Q(uinto) Murtio / Aphrodisio, / L(ucius) Domitius / Herm[es]
To Quintus Murtius Aphrodisius, form Lucius Domitius Hermes
Luogo e dati di rinvenimento: Abano Terme, 1706
Luogo di Conservazione: Antikensammlung, Kunst historisches Museum – Vienna


The epitaph was offered by Lucius Domitius Hermes to Quintus Murtius Afrodisius; both were freedmen, as indicated by the names of Greek origin.


Bibliografia: CIL, V, 2997
Stelesecond half of the 1st century A.D. or 2nd and 3rd century A.D.


Stele in clear trachyte of the Euganean hills (0,89×0,74×0,18 m); the stele is rectangular and crowned by a pediment surmounted by pinnacles on which an ax, a level, a single flute and a bagpipe are carved. At the bottom, the stele has a rectangular dent that served to fasten it into a square base, always in Euganean trachyte.
D(is) M(anibus). / Q(uintus) Appeus (sic) Aucu / rinus (sic) Q(uinto) Appeo (sic) Eutychiano, pa/tri optimo, et Ce/sernia (sic) Nicefo/ris, marito dul/cissimo, calamau/lae Apone(n)si. V(i)v(i) f(ecerunt)
For the Manes. Quintus Appeus Augurinus for his optimum father Quintus Appeus Eutychianus and Cesernia Niceforis for her sweet husband, flute player of Abano. They built the monument when they were still alive.
Luogo e dati di rinvenimento: Fattore property, at the east of the Church of S. Pietro, current Oratory of the Madonna, Montegrotto Terme, 1896.
Luogo di Conservazione: Museo Nazionale Atestino – Este


The funerary stele bears a dedication offered to Quintus Appeus Eutychianus by his wife Cesernia Niceforis and his son Quintus Appeus Augurinus when all the three characters, freedmen judging by the names of Greek origin, were alive. There is congruence between the occupation by Eutychianus, a flute player, and the decoration carved in relief in the tympanum surmounting the stele, where a flute and a bagpipe are represented. As for the ax, it may be reconnected to the formula "sub ascia dedicare", which sometimes occurs in the texts of the funerary inscriptions and that was used to ensure the exclusivity of the monument only for the dedicant and his family.
On the basis paleographic criteria and the typology of the monument various dating were proposed: a higher (second half of the 1st century A.D.) and later (2nd and 3rd century A.D.).


Bibliografia: ILS, 5241
Stele1st century A.D.


Stele in clear trachyte of the Euganean Hills (1,37×0,47×0,12 m), rectangular shape with semicircular upper end. At the bottom, the stele bears a tooth to fasten it to base, now lost.
L(ucius) Baebius / Pladome/nus, milis (sic) de clas/se, an(n)orum / XXIX
Lucius Baebious Pladomenus, sailor of the fleet, 29 years old
Luogo e dati di rinvenimento: At the foot of the Bortolone hill, Montegrotto Terme, in the property of Count Cittadella Vigodarzere, 1931.
Luogo di Conservazione: Musei Civici agli Eremitani – Padua


Although it is possible to read the expression "de classe" as an indication of origin, the formula "miles de classe" is widely attested in the military language and there is, therefore, no reason to doubt that the character deceased at the age of twenty-nine was a sailor, probably serving in the fleet of Ravenna. Tacitus reports that this fleet was mostly composed of Balkan sailors and this element coincides with the Illyrian-Dalmatian origin of the surname Pladomenus.
On the base of paleographic criteria, the inscription can be dated to the 1st century A.D.


Bibliografia: Lazzaro 1981, pp. 179-181 n° 2
Stele1st century A.D.


Stele in red Verona marble (m 0,395×0,243×0,18); the epigraphic mirror is profiled by an elegant molded frame in parallel strips.
M(arcus) Cocceius / M(arci) Lib(ertus) / Ianuarius
Marcus Cocceius Ianuarius, freedman of Marcus.
Luogo e dati di rinvenimento: Abano Terme, Orsato house, 1641.
Luogo di Conservazione: Museo Maffeiano – Verona


Despite being a freed slave, the character mentioned in the text possessed a tombstone with an elegant inscription on high-quality material, a sign of economic welfare. According to paleographic criteria the inscription can be dated to the 1st century A.D.


Bibliografia: CIL, V, 2930
Giuridica
Cippus1st century A.D.


Cippus in dark trachyte of the Euganean hills (m 0,945×0,345×0,110); rectangular shape with semicircular upper end.
Q(uinti) Crispi / iter / privatu/m
Quintus Crispus’ private road.
Luogo e dati di rinvenimento: In the center of Abano’s square, in front of the San Lorenzo cathedral, 1880.
Luogo di Conservazione: Musei Civici agli Eremitani – Padua.


This is a legal statement declaring the property to a private citizen of a country road that, according to the place of discovery, probably crossed the public road to Padua, whose route is now swaged by the Via Appia Monterosso. The indication was a warning to avoid the private road and especially not to bury the dead along this street, so close to the cemetery partially uncovered right along the Via Appia Monterosso.
Based on paleographic criteria the piece can be dated to the 1st century A.D.


Bibliografia: SI, 600
Fragment of a bronze foil1st century A.D.


Lamina di bronzo (misure del frammento: cm 8,3×8,7×0,2)
[- – – c]omit[es ? – – – / – – – insc]ribi i[ussit ? / fe]cit ? et i[- – – / – – -]um ex [- – – / – – -]op[- – -]
[- – -] companions [- – -] ordered to write [- – -].
Luogo e dati di rinvenimento: Found at the foot of the bell tower of the old parish church of San Pietro Montagnon, now Oratory of the Madonna, Montegrotto Terme, 1880.
Luogo di Conservazione: Musei Civici agli Eremitani – Padua.


The mention of the comites, if the integration advanced by Luciano Lazzaro is correct, would allow us to assume that this inscription might a bequest or a private act of a collegium, although the text cannot be reconstructed given the incompleteness of support. On the base of paleographic criteria the piece can be dated to the 1st century A.D.


Bibliografia: Lazzaro 1981, pp. 196-197
Imperatori
Epistyle fragmentsRoman age


four epystile fragments in trachyte of the Euganean Hills; the two median measured m 0,44×0,92×0,45 and 0,45×0,50×0,46 m.
[- – -] f(ilius) co(n)s(ul)[it?] er(um) tr[ib(unicia) p]otestate [- – – d]ed[it]
[- – -] son, during his second consulate, with the [- – -] tribunician power, dedicated.
Luogo e dati di rinvenimento: “La Cazetta” in Montegrotto Terme, area of the Mioni Baths, in front of the Mingoni Establishment (today Hotel Terme Neroniane), 1826-1827.
Luogo di Conservazione: Lost.


The fragments belong to the architrave of a large building traditionally interpreted as a temple, but some speculated that it may be the aedes publica mentioned by Cassiodorus: a building of great antiquity which, however, in the VI century A.D. was already in ruin. In the light of different readings the character, whose great power is indicated by the consulate and the tribunician power, was variously interpreted as Tiberius (which stopped to consult the oracle of the Euganean Baths on his way to Illyria), or Nero, Trajan, Hadrian and even Antoninus Pius.


Bibliografia: CIL, V, 2811
Instrumentum
Fragments of water pipesfirst half 2nd century A.D.


Fragments of large, bronze water pipes
Arriae Fadillae
Property of Arria Fadilla.
Luogo e dati di rinvenimento: At the foot of Bortolone hill, Montegrotto Terme, in property Dondi dall’Orologio, during the excavations of the thermal baths in 1771-1778.
Luogo di Conservazione: Unknown


The text on these fragments of bronze water pipes is of particular importance because it reveals that the pipes themselves, and as a result even the buildings where these pipes were put in place, belonged to the imperial family. Arria Fadilla was, in fact, the mother of Emperor Antoninus Pius (who reigned between 138 and 161 A.D.). Similar pipes were also found in the Roman villa in S. Mauro street in Abano.


Bibliografia: CIL, V, 8117,9
Fragments of water pipes1st century A.D.


Fragments of large, bronze water pipes
C(aius) Lollius Gratus / Patavi facit
Caius Lollius Gratus produced (the water pipe) in Padua.
Luogo e dati di rinvenimento: Found in “Lastra”, Montegrotto Terme, in the property of Alessandro Sette, 1863.
Luogo di Conservazione: Musei Civici agli Eremitani – Padua


This is the trademark of a Paduan manufacturer, probably active in the 1st century A.D. and documented by other inscriptions.


Bibliografia: CIL, V, 8117,8
Sacra
Fragment of entablature or shelf1st century A.D.


Fragment of entablature or shelf in greek marble, Ionic (0,085×0,202 m), with an inscription on the top face.
C(aius) Acutius / C(ai) f(ilius) Maturus / A(quis) A(poni) V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito)
Gaius Acutius Maturus, Gaius’s son, fulfilled his vow on Aponus’s waters willingly and deservedly
Luogo e dati di rinvenimento: Montegrotto Terme, at the foot of Colle Bortolone, between 1781 and 1788
Luogo di Conservazione: Walled in the lapidary of Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Padua.


The inscription is so far the only evidence relating to the cult of the waters of the god Aponus found in the Municipality of Montegrotto (several others are known from Abano). It is engraved on the top with a fragment of entablature or a shelf, decorated with acanthus leaves and a row of spindle whorls. It is not possible to say whether it was related to a building or to a shrine. Judging from the name formula (personal name, family name, last name and affiliation), the dedicant is a free man, probably from Este because the family name Acutius, attested in the Padua only by this inscription, is instead frequent in Este. Based on paleographic criteria the dating of the piece can be attributed to the 1st century A.D.


Bibliografia: CIL, V, 2783
Fragment of slab1st century A.D.


Fragment of a slab in Greek marble (m 0,25×0,19).
[Iovi Optimo Ma]xi[mo ? / Ex imp]erio / [eius] posuit / [- – -]rius Men(enia tribu) [Op]tatus, Vice / [ti]nus, /sacerd(os) / [Isid]is Aug(ustae) pas(tophorus)
[to Jupiter Optimus Ma]xi[mus – – -] dedicated on his own order [- – -]rius [Op]tatus, Menenia tribe, born in Vicenza, perpetual priest of the goddess [Isi]s Augusta, pastophoros.
Luogo e dati di rinvenimento: At the foot of Bortolone hill, Montegrotto Terme, in property Dondi dall’Orologio, 1781-1788.
Luogo di Conservazione: Walled in the lapidary of the Accademia di Scienze, Lettere e Arti in Padua.


The inscription, transcribed here according to reading given by Luciano Lazzaro, is a dedication probably offered to Jupiter by a character native of Vicenza who held office as Pastophoros of the goddess Isis. That charge used to designate priests who carried the statues of the gods in procession, but more often it simply meant a sort of guardian of the temple, who was in charge of maintenance and regular opening hours. Unfortunately the fracture in the stone does not allow to integrate in a plausible way the family name of the character, so we only know only his last name, Optatus. On the basis of paleographic motivations the dating should be assigned to the 1st century A.D.


Bibliografia: CIL, V, 2806
Inscription fragmentRoman age


Fragment in Greek marble (m 0,15×0,09).
[—]cati[—]/[—]aug[—]
[—]cati[—]/[—]aug[—]
Luogo e dati di rinvenimento: “La Cazetta” in Montegrotto Terme, in the area of the modern Vulcania hotel, 1826-1829.
Luogo di Conservazione: Lost


This fragment is known only from the manuscript tradition: it is therefore not possible to indicate either the actual location, nor its thickness, or other characteristics of the support or the letters. It is also impossible to propose a certain reading and translation of the piece: Luciano Lazarus suggests very cautiously three different possibilities. If in the second line we could read Aug[ur?] or more likely Aug[ustalis?], the inscription could be framed in the sacred sphere. The Augustali were municipal priests who took care of the imperial cult, while the Auguri were priests of ancient tradition (already known in the Etruscan religion), in charge of interpreting the will of the gods by taking omens from the flight of birds. If in the second line Aug[ustus?] could be read, this may be an official inscription with the mention of an emperor, who was cited for reasons that remain unknown given the high fragmentary condition of the text.


Bibliografia: CIL, V, 2922
Slabend 1st century B.C. – beginning 1st century A.D.


Slab in marble of Luni (m 0,13×0,21×0,17)
Q(uintus) Fabiu[s …] / Nicephor[us] / A(quis) A(poni) [V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito)]
Quintus Fabius Nichephorus fulfilled his vow to Aponus’s waters willingly and deservedly.
Luogo e dati di rinvenimento: Abano Terme, 1877
Luogo di Conservazione: Lost


This dedication to the waters of Aponus is attributed to a character that, given the name of Greek origin, is probably a freedman of the Fabia gens, rather widespread throughout the X regio. The inscription was discovered along with a portrait of a man who was supposedly attributed to the dedicant. Dated to the Augustan period on a palaeographic base.


Bibliografia: CIL, V, 2950
Slab1st century A.D.


slab in marble of Luni (m 0,23×0,4×0,04); the text is inserted within a molded frame strips.
Q(uintus) Magurius Q(uinti) f(ilius)Fab(ia tribu) / Ferox / lus(or) epidixib(us) et cetaes I, II, III in / greg(e) Veturian(a), quae et Iuni/orum, A(quis) A(poni) dicavit euras VIII / et pertic(am) uncinor(um) XII. N CCLIX
Quintus Magurius Ferox, son of Quintus, Fabia tribe, juggler of epidixes and actor in the ludi cetasti I, II, III in the company of Veturius and Iunii, dedicated to the waters of Aponus eight iron plates and a stick with twelve hooks. N 259.
Luogo e dati di rinvenimento: In the garden of the Orsato house, where the Hotel Trieste is now located, Abano Terme, 1641.
Luogo di Conservazione: Museo Maffeiano of Verona


Quintus Magurius Ferox is a citizen of Padua as his affiliation with the Fabia tribe documents. He was a juggler, specialized in a game called epidixes (which is largely unknown, since the term is found only in this inscription), and an actor who took part to the ludi cetasti of Padua, i.e. representations that, according to the tradition, were founded by Antenor. There is debate about the meaning of numerals shown in the inscription: they could refer to the victories or the conquest of the first three places in the game or even to the various rooms where the shows were held. The second part of the text opens up various possibilities of reading too, in particular it is not clear what is meant by the expression iuniorum: it could indicate the participation of a company directed by members of the Iunia family, or refer to a particular division of the company (which may also explain the numbers I, II, III) in groups of young people who appeared in athletic games beside older men who instead recited dramatic texts. This character devoted some metal objects to the waters of Aponus that probably had to do with his work as a juggler, but whose specific nature is not possible to recognize nowadays. The understanding of the number 259 that appears at the end of the text is also problematic: it could indicate an amount of money offered to the god, or the registration number for the slab in the workshop of stonecutters, or even the inventory number of the dedication act deposited in the city archives.
The inscription is dated to the 1st century A.D.


Bibliografia: CIL, V, 2787
Slabend 1st century B.C. – beginning 1st century A.D.


Small votive slab in Luni marble (cm 9,8x12x0,5), decorated on the sides
L(ucius) Pactum[e]ius / Ferox, mil(es) Leg(ionis) XIII[I], / A(quis) A(poni) L(ibens) M(erito) v(otum), / veteran(us), [s]olvit
Lucius Pactumeius Ferox, veteran soldier of the fourteenth legion, fulfilled his vow to Aponus willingly and deservedly.
Luogo e dati di rinvenimento: Probably from Abano Terme, date unknown.
Luogo di Conservazione: Prior in the lodges of the Palazzo della Ragione, now at Musei Civici agli Eremitani – Padua.


The inscription’s dedicant is a soldier of the fourteenth legion, certainly Gemina, probably established by Octavian and partially demobilized after the battle of Actium (31 B.C.): some veterans were then sent to Este as settlers. This explains the extreme rarity of the gentilitial Pactumeius in Veneto.


Bibliografia: Busato 1888, p. 15
SlabRoman age


Marble slab
A(quis) A(poni) / C(aius) Trebius / C(ai) f(ilius) / Firmus, / cum dono, V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito)
Gaius Trebius Firmus, son of Gaius, fulfilled his vow to Aponus’s waters willingly and deservedly with a gift
Luogo e dati di rinvenimento: Montirone hill, Abano Terme, mid. 18th century
Luogo di Conservazione: Once in the Monastery of S. Daniele in Abano, now lost.


The character that fulfills the vote to the waters of Aponus belongs in this case to the Trebia gens, well known in the Venetian area, but rare in Padua. It is also interesting that in the inscription the devotee wishes to specify that he fulfilled the vow with a gift, which could have consisted in a sum of money or an object. The area of the Montirone hill was probably sacred in Roman times.


Bibliografia: CIL, V, 2790
SlabRoman age


Marble slab
Velleia P(ubli) f(ilia) / Chreste / F(ortuna) V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito)
Velleia Chreste, Publius’s daughter, fulfilled her vow to the goddess Fortuna willingly and deservedly.
Luogo e dati di rinvenimento: Parish Church of San Pietro Montagnon, approximately 1690.
Luogo di Conservazione: Once in the Museo Giustiniani-Recanati of Venice, now lost.


Velleia Chreste, daughter of Publius, fulfilled her vote to a deity simply indicated with the letter F. Despite the reading that interprets the "F" as Fonte (Fount), which is interesting because of the short distance between the place of discovery and the sacred spring in Montegrotto that was the object of a special veneration, scholars seem to agree today in the interpretation as a mention of the goddess Fortuna, whose cult is well attested in Padua.


Bibliografia: CIL, V, 2792
Slab1st century A.D.


Great votive slab in marble of Luni (0,45×0,86×0,24 m) with text framed by a molding.
A(quis) A(ponis)/ C(aius) Cluentius C(ai) f(ilius) Romul(ia) Proculus, / Ateste, aedilis, (duum)vir, quaestor / aerari bis, pontifex, V(otum) S(olvit)
To Aponus’s waters. Gaius Cluentius Proculus, Gaius’s son, Romilia tribe, from Este, aedile, duumvir, overseer of the public treasury twice, Pontiff, fulfilled the vow.
Luogo e dati di rinvenimento: Next to the Vallisneri baths, near Montirone hill, Abano Terme, 1711.
Luogo di Conservazione: Musei Civici agli Eremitani – Padua


The large slab represents the dissolution of a vote to the waters of Aponus offered by Gaius Cluentius Proculus, son of Gaius, belonging to the aristocracy of the local colony of Este. In his community he held several public positions: that of aedile is the first step of the municipal career (a sort of modern councilor), which is usually followed by that of duoviro, the supreme magistracy, similar to the mayor of modern cities. The character also had the task of managing the municipal treasury twice. The indication of the pontificate refers, instead, to a religious office. On the base of paleographic criteria the slab can be attributed to the 1st century A.D.


Bibliografia: CIL, V, 2785
Votive AltarRoman age


votive Altar in greek marble (cm 12×9,4×8,2)
Adeptus / Apollini / V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito)
Adeptus fulfilled the vow to Apollo willingly and deservedly
Luogo e dati di rinvenimento: Abano Terme, Colle Montirone, 1858
Luogo di Conservazione: Musei Civici agli Eremitani – Padova


The inscription is the only evidence proving, not only in thermal area but also in Padua, the cult of Apollo, to whom the dedicant offers a small votive altar as a vow. In Padua, Apollo is thus specifically linked to the thermal area as an healing god. Judging from the name, common in imperial times for people of humble origin, the dedicant is a slave.


Bibliografia: CIL, V, 2782
Votive altarRoman age


Stone votive altar
C(aius) Cassius / Severus / missus ex pr(aetorio) / speculator / A(quis) A(poni) V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito)
Gaius Cassius Severus, discharged from the Praetorian Guard, watchman, fulfilled a vow to Aponus’s waters willingly and deservedly.
Luogo e dati di rinvenimento: Abano Terme
Luogo di Conservazione: Lost


The inscription represents the fulfillment of a vow to the waters of Aponus made by Gaius Cassius Severus, discharged from the Praetorian Guard, which held the position of watchman. The gentilitial name Cassius is quite common in Padua, so it is very likely that this character was of Paduan origin.


Bibliografia: CIL, V, 2784